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Prof. Giacomo Paris
giovedì 3 novembre 2011
mercoledì 2 novembre 2011
Sera – mattina
di T. Transtromer
L’albero della luna è marcito e si sgualcisce la vela.
Il gabbiano volteggia ebbro lontano sulle acque.
E’ carbonizzato il greve quadrato del ponte. La sterpaglia
soccombe all’oscurità.
Fuori sulla scala. L’alba batte e ribatte sui
cancelli granitici del mare e il sole crepita
vicino al mondo. Semiasfissiate divinità estive
brancolano nei vapori marini.
L’albero della luna è marcito e si sgualcisce la vela.
Il gabbiano volteggia ebbro lontano sulle acque.
E’ carbonizzato il greve quadrato del ponte. La sterpaglia
soccombe all’oscurità.
Fuori sulla scala. L’alba batte e ribatte sui
cancelli granitici del mare e il sole crepita
vicino al mondo. Semiasfissiate divinità estive
brancolano nei vapori marini.
domenica 30 ottobre 2011
martedì 18 ottobre 2011
lunedì 17 ottobre 2011
martedì 11 ottobre 2011
Poesia e Silenzio
T. Transtromer riconsegna la poesia al silenzio , il silenzio alla poesia. Interprete umile dell’ heideggeriano “ … ma ciò che resta lo intuiscono i poeti”, T. Transtromer purifica il linguaggio poetico dalle scorie dell’intellettualismo. Linguaggio innocente il suo , infantile nel senso più alto del termine, attento in modo quasi ossessivo alla Natura e ai suoi misteri. Silenzio estatico quello che fuoriesce a cascata dai suoi testi , silenzio critico ed eretico: sembra che la Natura superi l’Uomo , che l’Uomo sia il non – pensante e la Natura il nuovo dominatore emotivo del Tutto. In questo senso poesia anti – filosofica la sua : solo la Natura ha il potere di mettere Ordine, l’Uomo permane nel suo Caos. All’Inquietudine umana T. Transtromer oppone la Quiete del Cosmo: è quello il modello da seguire, poetando. Un tenero tentativo di fuggire dall’Assurdo dell’esistenza , che rimane chiusa nel suo non – senso e sofferente. Tutto è vanità: vapore di vapore, tutto è vapore. Riassaporare il gusto delle Cose della Natura , ecco cosa ci rimane. Riabbracciare ricordi caldi dell’infanzia, che purtroppo avevamo inspiegabilmente nascosto nella soffitta del Niente.
Prof. Giacomo Paris
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